Come faccio a mettermi in proprio?

Salve, sono un cittadino  ucraino titolare di un  permesso di soggiorno per lavoro subordinato, vorrei avviare un’attività autonoma. Posso? Come?

Roma – 10 luglio 2012 – Per poter esercitare un’attività autonoma, lo straniero già residente in Italia deve essere in possesso di un idoneo titolo di soggiorno. Tali possono essere ad esempio il permesso di soggiorno per lavoro subordinato non stagionale, il permesso per motivi di famiglia, i permessi di carattere umanitario come l’asilo politico e così via.
Altri permessi invece, come ad esempio il permesso per lavoro subordinato stagionale o per studio, non consentono di svolgere attività autonoma.

L’articolo 14 del D.P.R. 394 del 1999 consente allo straniero in possesso di permesso di soggiorno rilasciato per motivi di lavoro subordinato e per motivi familiari di svolgere attività di lavoro autonomo per il periodo di validità residuo. I titolari di tali permessi di soggiorno possono quindi, avviare un’attività autonoma pur non essendo in possesso di uno specifico titolo per lavoro autonomo.

I titoli abilitativi e le autorizzazioni
Nel momento in cui si decide di intraprendere un’attività autonoma, si consiglia innanzitutto di rivolgersi ai commercialisti che sapranno fornire, in maniera più dettagliata, tutte le informazioni necessarie ad avviare l’attività (informazioni sull’apertura della partita IVA, sul regime della contabilità ed eventualmente sulla struttura societaria migliore, ed informazioni di carattere fiscale).

L’attività autonoma è consentita previa acquisizione dei titoli abilitativi o autorizzatori che siano necessari, ed in presenza dei requisiti per l’esercizio dell’attività.

A seconda, infatti, dell’attività autonoma che si vuole avviare, potrà essere necessario essere in possesso di titoli abilitativi, rilasciati o riconosciuti dalle competenti Autorità italiane. Ad esempio, nel caso si intenda intraprendere la libera professione saranno necessari i titoli abilitativi all’esercizio della professione, le iscrizioni nei rispettivi albi e così via.
Se si intende avviare una’attività imprenditoriale, artigianale o commerciale, potrà essere necessaria la SCIA (segnalazione certificata di inizio attività) da inoltrare presso i Comuni dove l’attività verrà esercitata (la SCIA non è necessaria in alcune ipotesi e si consiglia quindi, di rivolgersi presso gli Uffici dei propri Comuni per avere maggiori informazioni) e l’iscrizione presso la Camera di Commercio.
Nel caso di contratti di collaborazione ed in generale, per tutte quelle attività per le quali non è previsto il rilascio di alcuna autorizzazione o licenza o iscrizione ad albi, registri o elenchi abilitanti (come ad esempio le attività di consulenza, anche sulla base di contratto di collaborazione coordinata e continuativa o contratto a progetto), sarà necessaria una dichiarazione recente del datore di lavoro o del legale rappresentante della ditta che indica il tipo di contratto e la sua durata, (o in alternativa copia del contratto di collaborazione).
Per coloro che intendono svolgere attività autonoma come soci e/o amministratori di società o cooperative già in attività occorrerà una dichiarazione recente del legale rappresentante della società sulla permanenza del lavoratore in seno alla cooperativa.

Le risorse economiche 

Al momento di rinnovare il permesso, questo, sarà rinnovato con un permesso relativo all’attività effettivamente esercitata allegando alla domanda, oltre ai documenti che attestano l’attività svolta, anche i documenti che attestano il possesso delle necessarie risorse economiche.
Per dimostrare il possesso delle risorse economiche, occorrerà presentare la dichiarazione dei redditi e le buste paga (nel caso dei collaboratori e dei soci/amministratori di società o cooperative) o, se l’attività è iniziata successivamente al termine di presentazione della dichiarazione dei redditi, la documentazione comprovante i precedenti e gli attuali redditi.

Per ogni ulteriore informazione sulla ulteriore documentazione necessaria, si consiglia di rivolgersi presso gli Uffici immigrazione delle Questure oppure a professionisti di settore.

Avv. Andrea De Rossi

Fonte Stranieriinitalia.it

Compio 18 anni. Posso rinnovare il mio permesso per motivi familiari?

Salve, mio figlio è minorenne e ha un permesso di soggiorno per motivi familiari. Siamo regolarmente residenti in Italia ormai da molti anni. Tra poco compirà diciotto anni e non ha proseguito gli studi, nè ha trovato un lavoro. Potrà chiedere il rinnovo del permesso per famiglia?

Roma – 12 ottobre 2012 – Il quesito posto dà l’opportunità di evidenziare una lacuna normativa che è stata al momento, risolta da una direttiva del Ministero dell’Interno del 28 marzo 2008. La situazione di quei ragazzi che, al raggiungimento della maggiore età, rimangono all’interno del nucleo familiare a causa della mancanza di una indipendenza economica è stata anche oggetto, di numerose pronunce da parte della Corte di Cassazione.

 

E’ possibile infatti che, al compimento del diciottesimo anno di età il ragazzo abbia interrotto gli studi, oppure non voglia o non possa proseguirli ed allo stesso tempo che non abbia trovato un lavoro. Ciò vale tanto per i cittadini italiani che per i cittadini stranieri.

Cosa prevede la legge
Il T.U. sull’immigrazione dispone che al compimento della maggiore età, allo straniero in possesso di permesso di soggiorno per motivi familiari “può essere rilasciato un permesso di soggiorno per motivi di studio di accesso al lavoro, di lavoro subordinato o autonomo, per esigenze sanitarie o di cura.” (articolo 32 del T.U.)

Sempre lo stesso T.U. prevede anche che “Nell’adottare il provvedimento di rifiuto del rilascio, di revoca o di diniego di rinnovo del permesso di soggiorno dello straniero che ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare ovvero del familiare ricongiunto…, si tiene anche conto della natura e della effettività dei vincoli familiari dell’interessato e dell’esistenza di legami familiari e sociali con il suo Paese d’origine, nonchè, per lo straniero già presente sul territorio nazionale, anche della durata del suo soggiorno nel medesimo territorio nazionale.” (articolo 5 del T.U.).

Infine è previsto che “Lo straniero regolarmente soggiornante nel territorio dello Stato gode dei diritti in materia civile attribuiti al cittadino italiano” (articolo 2 del T.U.)

L’orientamento dei Tribunali
Non sempre i giovani, al compimento del diciottesimo anno di età, hanno chiaro cosa fare del loro futuro. Continuare a studiare o cercare un lavoro può essere un dilemma. Ciò può determinare una dipendenza economica del giovane verso i genitori e porlo quindi a loro carico.

Nel caso del giovane cittadino extracomunitario, si potrebbe così avere una situazione in cui non vi sono i requisiti per il permesso per studio, se gli studi non si proseguono o sono stati interrotti; ma neanche vi potrebbero essere per il permesso per lavoro, perché ad esempio il lavoro adatto può non essere stato trovato.

In queste ipotesi quindi lo straniero, che magari soggiorna in Italia da molti anni con i propri genitori ed è bene inserito nel contesto sociale italiano, viene a trovarsi in una situazione di stallo che la disposizione di legge non contempla.

La Giurisprudenza è costante nell’osservare che il figlio, raggiunta la maggiore età, qualora sia ancora economicamente dipendente dai genitori può rimanere all’interno della famiglia di origine, incombendo sui genitori l’obbligo del mantenimento fino al momento in cui si renda indipendente.

Ad esempio, si può citare in questo senso una sentenza della Corte di Cassazione nella quale i Giudici affermano che: “Si è al riguardo osservato che con il raggiungimento della maggiore età, ove il figlio tuttora economicamente dipendente continui a vivere con il genitore che ne era affidatario, resta invariata la situazione di fatto oggetto di regolamentazione, e più specificamente restano identiche le modalità di adempimento all’obbligazione di mantenimento da parte del genitore convivente…. di provvedere direttamente ed in modo completo al mantenimento, alla formazione ed all’istruzione del figlio.” (Corte di Cassazione n. 4765 del 2002).

La direttiva del Ministero
Il Ministero dell’Interno, adeguandosi alle pronunce giurisprudenziali, ha emanato una direttiva, il 28 marzo del 2008, con la quale ha osservato che il giovane straniero regolarmente soggiornante, raggiunta la maggiore età, può avere incertezze sul proprio futuro di studio o lavorativo e, anche potendo rimanere a carico dei genitori, non sia in grado di soddisfare i requisiti prescritti per il rilascio di uno dei permessi indicati dall’articolo 32 del T.U.

Ciò posto, richiamando anche alcune pronunce della Corte Costituzionale, sul dovere/diritto dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli, il Ministero ha previsto con la direttiva citata la possibilità, al raggiungimento della maggiore età da parte dello straniero, oltre alle ipotesi previste dall’articolo 32, anche quella di rinnovare il permesso di soggiorno per motivi familiari per la stessa durata di quello del genitore e purché quest’ultimo soddisfi le condizioni di reddito e di alloggio richieste per il ricongiungimento familiare.

Avv. Andrea De Rossi

(fonte : stranieriinitalia.it )

la compagnia aerea non mi ha imbarcato

Sono un cittadino straniero residente in Italia. Stavo tornando nel mio paese per le vacanze, ma la compagnia aerea non mi ha imbarcato per overbooking nonostante avessi un biglietto regolare e mi fossi presentato nei tempi previsti. Ho qualche diritto come passeggero? A chi posso presentare un reclamo in caso di disservizio?

 

Il Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’Unione Europea 261/2004 specifica i diritti dei passeggeri in caso di imbarco negato, cancellazione o ritardo prolungato del volo. La compagnia aerea, sia questa di linea, charter o low cost, ha l’obbligo di informare ai passeggeri i sui diritti a condizione che parte da un aeroporto sito nel territorio dell’Unione Europea o se si tratti di una compagnia aerea comunitaria che parte da un terzo paese e abbia come destinazione finale uno dei suddetti aeroporti.

Il regolamento non si applica nel caso si tratti di una compagnia aerea non comunitaria in partenza da un terzo paese con destinazione in un aeroporto dell’U.E. In tali casi sarà necessario attenersi alla legislazione locale e alle norme che regolano il contratto di trasporto.

Nel caso di overbooking, la compagnia deve, innanzitutto, verificare se ci sono dei passeggeri che cedono volontariamente il posto in cambio di benefici da concordare. Nel caso non ci siano dei volontari e l’imbarco viene negato, il passeggero ha due opzioni in base all’art. 4 del Reg. CE n° 261/04.

La prima è chiedere la “riprotezione”. In questo caso il passeggero ha diritto ha essere ricollocato su un volo alternativo. Inoltre ha diritto ad avere un’assistenza adeguata (pasti e bevande durante l’attesa; sistemazione alberghiera in caso di pernottamento con successivo trasporto da e per l’aeroporto; due chiamate o messaggi. In più ha diritto a ricevere una compensazione economica in relazione alla tratta aerea (intra-comunitaria o internazionale) e alla distanza in km. I valori della compensazione economica vengono riportati nella tabella sotto.

Voli intracomunitari    Inferiori o pari a 1500 km                       €250
Voli intracomunitari    Superiori a 1500 km                              €400
Voli internazionali       Inferiori o pari a 1500 km                       €250
Voli internazionali       Superiori a 1500 km e inferiori 3500 km   €400
Voli internazionali       Superiori a 3500 km                              €600

L’altra opzione che resta al passeggero è quella di rinunciare al volo. A quel punto, oltre all’assistenza adeguata e alla compensazione economica descritte sopra, egli ha diritto al rimborso del biglietto non usato.

Eventuali reclami devono essere presentati prima alla compagnia aerea con la quale il passeggero ha comprato il biglietto. Se non ha risposte entro sei settimane, può presentare il reclamo all’organismo responsabile dell’applicazione del Regolamento CE 261/2004.

In Italia i reclami vanno fatti pervenire  all’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) e si possono presentare direttamente nella loro sede sita nell’aeroporto di partenza. I recapiti sono reperibili sul sito www.enac.gov.it. Si puntualizza che il “modulo di reclamo” presente sul sito dell’Enac non sostituisce il reclamo fatto alla compagnia aerea. L’Enac comunicherà al passeggero le conclusioni degli accertamenti effettuati, il quale può farne uso nel caso si decida ad intraprendere un’azione legale nei confronti della compagnia aerea.

Fonte : Stranieri in Italia

Lo straniero irregolare che lavora in Italia può avere un permesso di soggiorno se denuncia il datore di lavoro?

Salve, ho sentito che a seguito della nuova legge, lo straniero irregolare che lavora in Italia può avere un permesso di soggiorno se denuncia il datore. E’ vero? In quali casi?

Il recente d.lgs. 109 del 2012, entrato in vigore lo scorso 9 agosto in “attuazione della direttiva 2009/52/CE che introduce norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare.” ha previsto la possibilità, per lo straniero irregolarmente presente sul territorio nazionale, di ottenere un permesso di soggiorno nel caso in cui denunci il datore di lavoro che lo occupa in modo irregolare.

La nuova disposizione
La direttiva europea, attuata in Italia dal citato decreto legislativo, è rivolta ad aggravare la posizione del datore di lavoro che impiega alle proprie dipendenze cittadini extracomunitari irregolari. L’impiego di lavoratori stranieri irregolari è infatti, già previsto come reato dal Testo unico sull’immigrazione, con sanzioni per il datore di lavoro che vanno dalla reclusione da sei mesi a tre anni, e la multa di 5.000 euro per ogni lavoratore impiegato.
La nuova normativa, introduce delle ipotesi aggravanti, in presenza delle quali, la pena viene aumentata da un terzo alla metà.

In conformità con il dettato della Direttiva europea, il legislatore italiano ha però introdotto anche delle disposizioni in favore del lavoratore straniero, cittadino extracomunitario, che denunci il proprio datore che lo occupa irregolarmente.

In particolare, l’articolo 1 lettera b del decreto legislativo n. 109 prevede che, nelle ipotesi di particolare sfruttamento lavorativo, è rilasciato dal questore, su proposta o con il parere favorevole del procuratore della Repubblica, allo straniero che abbia presentato denuncia e cooperi nel procedimento penale instaurato nei confronti del datore di lavoro, un permesso di soggiorno.

Il particolare sfruttamento
La nozione di particolare sfruttamento, andrà valutata caso per caso nel corso del procedimento penale.
La norma, indica quale articolo di riferimento l’articolo 603bis del codice penale che prevede una serie di ipotesi in cui si può configurare il particolare sfruttamento del lavoratore.
Ad esempio, possono costituire condizioni di particolare sfruttamento: la sistematica retribuzione dei lavoratori in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato; la sistematica violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria, alle ferie; la sussistenza di violazioni della normativa in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, tale da esporre il lavoratore a pericolo per la salute, la sicurezza o l’incolumità personale; la sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, metodi di sorveglianza, o a situazioni alloggiative particolarmente degradanti. Può costituire particolare sfruttamento l’impiego di lavoratori minorenni non in età lavorativa. Ancora infine può costituire particolare sfruttamento l’aver esposto i lavoratori a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro.

Perplessità
La disposizione si preoccupa di tutelare con la concessione di un permesso di soggiorno, non tutti gli stranieri che sono occupati irregolarmente, ma solo quelli che si trovino in situazione di particolare sfruttamento lavorativo.
Inoltre, la stessa formulazione della disposizione può essere soggetta ad interpretazione, e desta alcune perplessità. La disposizione consente il rilascio del permesso di soggiorno allo straniero che “denuncia” la situazione di particolare sfruttamento, non specificando se debba trattarsi del lavoratore straniero oppure, se tale disposizione sia riferibile anche ad un terzo soggetto che, ad esempio, sia a conoscenza di una tale situazione.

Che tipo di permesso di soggiorno
Lo straniero irregolare che denuncia e coopera nel procedimento penale può ottenere un permesso di soggiorno. Ai sensi della novella legislativa, il permesso di soggiorno concesso avrà durata di sei mesi e potrà essere rinnovato per un anno o per il maggior periodo occorrente alla definizione del procedimento penale.
Il permesso di soggiorno dovrebbe essere rilasciato per motivi umanitari (articolo 5 comma 6 del T.U. sull’immigrazione cui rinvia la disposizione introdotta), e dovrebbe quindi consentire anche la possibilità di accedere al lavoro.
Il permesso di soggiorno concesso, potrà essere revocato in caso di condotta incompatibile con le finalità dello stesso, segnalata dal procuratore della Repubblica o accertata dal questore, ovvero qualora vengano meno le condizioni che ne hanno giustificato il rilascio.

Avv. Andrea De Rossi

Fonte : stranieriinitalia.it

Espulso. Come faccio a rientrare in Italia?

Salve, un mio conoscente cittadino extracomunitario ha subito un espulsione ed ora è tornato nel suo Paese. E’ possibile, per lui, fare rientro in Italia prima della scadenza del divieto?
Espulsione e divieto di rientro in Italia – la normativa
Il divieto di reingresso dello straniero destinatario di un provvedimento di espulsione, è disciplinato dall’articolo 13 del T.U. sull’immigrazione (D.lgs. 286 del 1998). Tale divieto, a seguito della riforma intervenuta nel 2011 con il D.L. n. 89 (convertito in legge n. 129 del 2011), opera per un periodo non inferiore a tre anni e non superiore a cinque anni. Per particolari motivi di pubblica sicurezza o ordine pubblico, e comunque qualora lo straniero sia considerato persona socialmente pericolosa, il divieto può essere superiore a cinque anni. Decorso il termine di divieto, lo straniero può rientrare in Italia, purchè lo stesso fornisca la dimostrazione che si è effettivamente allontanato.

Deroghe al divieto di rientro
La legge prevede alcune deroghe, in specifiche e determinate ipotesi, al divieto di reingresso. In alcuni casi, è possibile per lo straniero fare rientro in Italia, anche prima della scadenza del termine imposto dal divieto. E’ bene precisare che si tratta di ipotesi eccezionali ed in alcuni casi temporanee. Vediamole di seguito.

Ingresso a seguito di autorizzazione da parte del Ministero dell’Interno
In primo luogo, lo straniero colpito da espulsione, può rientrare nel territorio dello Stato con una speciale autorizzazione del Ministro dell’interno. Per richiedere tale autorizzazione, lo straniero deve inoltrare la richiesta attraverso la Rappresentanza Diplomatica italiana presente nel suo Paese. L’istanza che deve essere motivata, va presentata personalmente dallo straniero, e non può essere delegata.
Il termine per la conclusione del procedimento è di 120 giorni.
Al termine del procedimento, la Rappresentanza Diplomatica informerà lo straniero degli esiti della richiesta ed in caso di esito positivo rilascerà il visto di ingresso allo straniero.

Ingresso per motivi di giustizia
L’articolo 17 del T.U. prevede che lo straniero parte offesa ovvero sottoposto a procedimento penale possa essere autorizzato a rientrare in Italia per il tempo strettamente necessario per l’esercizio del diritto di difesa, al solo fine di partecipare al giudizio o al compimento di atti per i quali è necessaria la sua presenza.
In questo caso, l’autorizzazione viene rilasciata dal Questore per il tramite della Rappresentanza diplomatica o consolare su documentata richiesta della parte offesa o dell’imputato o del difensore.
Al termine degli atti processuali per i quali la presenza in Italia dello straniero è necessaria, quest’ultimo dovrà lasciare lo Stato.

Ingresso per ricongiungimento familiare
Il divieto di reingresso non opera nelle ipotesi di ricongiungimento familiare previste dall’articolo 29 del T.U. se l’espulsione, è stata disposta per elusione dei controlli di frontiera o per la revoca o l’annullamento del permesso di soggiorno o per la mancata presentazione della domanda di rinnovo del permesso di soggiorno nel termine prescritto.
In questi casi, se il ricongiungimento, sussistendone i requisiti, viene autorizzato con la concessione del nulla osta da parte della Prefettura, lo straniero espulso può ricongiungersi con i propri familiari.
Se lo straniero per il quale è chiesto il ricongiungimento risulta iscritto nel Sistema Informativo Schengen (SIS), la Questura il cui parere è richiesto per il rilascio del nulla osta, qualora non riscontri motivi ostativi (pericolo per la sicurezza e l’ordine pubblico), rilascia un parere favorevole provvisorio. Il parere favorevole viene comunicato allo Sportello Unico che, informato il richiedente, lo invita ad informare lo straniero da ricongiungere di recarsi presso la Rappresentanza Diplomatica competente per legalizzare la documentazione relativa alla consistenza dei rapporti familiari con lo straniero richiedente. La comunicazione tra la rappresentanza diplomatica e la Questura consentirà la cancellazione della segnalazione SIS e, successivamente, il rilascio del nulla osta e del visto di ingresso.

Ingresso a seguito di autorizzazione del Tribunale dei minori
L’articolo 31 del T.U. prevede che il Tribunale per i minorenni, per gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico e tenuto conto dell’età e delle condizioni di salute del minore che si trova nel territorio italiano, può autorizzare l’ingresso o la permanenza del familiare, per un periodo di tempo determinato. Tale autorizzazione può però essere revocata quando vengono a cessare i gravi motivi che ne giustificano il rilascio o per attività del familiare incompatibili con le esigenze del minore o con la permanenza in Italia.

E’ bene sottolineare che al di fuori delle ipotesi citate, il reingresso illegale dello straniero colpito da espulsione, costituisce reato. Lo straniero che, sebbene sia stato espulso dall’Italia, vi faccia rientro illegalmente, prima della decorrenza del termine di divieto di rientro, può subire sanzioni sia di natura penale che amministrativa.

Avv. Andrea De Rossi

 

Fonte :(  stranieriinitalia.it )

 

Lavoro qui, ma non sono iscritto al Ssn. Ho diritto alle prestazioni sanitarie?

Salve, sono un cittadino straniero con permesso di soggiorno per lavoro subordinato. Ho diritto alle prestazioni sanitarie anche se non sono iscritto al servizio sanitario nazionale?

Roma -21 maggio 2012 – Analizziamo prima di tutto la normativa ed i soggetti obbligati all’iscrizione
La circolare n. 5 del 2000 del Ministero della sanità, esplicativa degli articoli 34 del T.U. sull’immigrazione e dell’articolo 42 del regolamento di attuazione, individua gli stranieri che hanno l’obbligo di iscrizione al servizio sanitario nazionale (S.S.N.) e coloro che hanno la facoltà di iscriversi.

In particolare, l’obbligo di iscrizione è previsto per gli stranieri regolarmente soggiornanti che abbiano in corso regolari attività di lavoro subordinato o di lavoro autonomo o siano iscritti nelle liste di collocamento e per gli stranieri regolarmente soggiornanti o che abbiano chiesto il rinnovo del titolo di soggiorno, per lavoro subordinato, per lavoro autonomo, per motivi familiari, per asilo politico, per asilo umanitario, per richiesta di asilo, per attesa adozione, per affidamento, per acquisto della cittadinanza.
L’iscrizione al S.S.N. è effettuata presso gli uffici scelta e revoca della ASL ove il cittadino straniero ha la residenza o l’abituale dimora indicata sul permesso di soggiorno.

I requisiti per l’iscrizione obbligatoria comportano il diritto all’iscrizione
Lo svolgimento di un’attività lavorativa o l’iscrizione nelle liste di collocamento, nel rispetto della legislazione del lavoro, fa sorgere in capo allo straniero un vero e proprio diritto all’iscrizione obbligatoria, a prescindere dal fatto che il permesso di soggiorno sia stato rilasciato per lavoro subordinato o autonomo.

Iscrizione d’ufficio per lo straniero con obbligo di iscrizione al S.S.N.
La circolare del Ministero della sanità, specifica che l’iscrizione al S.S.N. del cittadino straniero, in quanto assicurato obbligatoriamente, non solo consegue direttamente al provvedimento emanato da un’altra amministrazione, ma ha altresì valore ricognitivo e non costitutivo del diritto all’assistenza sanitaria, proprio perché il diritto insorge con il verificarsi dei requisiti e dei presupposti previsti dalla legge (rilascio del permesso di soggiorno per i motivi suindicati), pur in assenza di iscrizione alla A.S.L. Ciò sta a significare che l’iscrizione, per lo straniero che ha comunque l’obbligo di iscriversi, svolge un ruolo di riconoscimento di un diritto che è stato ha già acquisito al verificarsi di determinate condizioni.

Conseguentemente in presenza di tali requisiti e presupposti non soltanto si deve provvedere, anche d’ufficio (quindi anche ad opera degli stessi sanitari che prestano assistenza), all’iscrizione al S.S.N., ma altresì ad erogare immediatamente le prestazioni sanitarie necessarie. La circolare, specifica altresì che altra conseguenza di tale principio è che il rilascio del permesso di soggiorno, purché la richiesta di quest’ultimo sia stata presentata entro i termini previsti dall’articolo 5 del Testo Unico, fa retroagire il diritto all’assistenza sanitaria dello straniero, in quanto regolarmente soggiornante, alla data di ingresso in Italia.

Tenuto conto quindi, che il permesso di soggiorno dovrebbe essere rilasciato prima dell’iscrizione obbligatoria al S.S.N., gli oneri relativi alle prestazioni urgenti ed essenziali eventualmente erogate ad un cittadino straniero, in attesa del rilascio del permesso di soggiorno, possono essere riconosciuti o rimborsati dalla A.S.L. territorialmente competente, una volta che sia stata formalizzata l’iscrizione.

I diritti degli iscritti al S.S.N. 
L’iscrizione al S.S.N. consente la scelta di un pediatra e del medico di famiglia e dà diritto alle cure specialistiche e agli esami di laboratorio, alle visite mediche a domicilio, al ricovero gratuito negli ospedali pubblici e convenzionati, all’assistenza farmaceutica, assistenza riabilitativa, vaccinazioni, esami del  sangue e ai servizi di emergenza.

Avv. Andrea De Rossi

Cambio lavoro da autonomo a subordinato. Devo cambiare il permesso di soggiorno?

Buongiorno, ho un permesso di soggiorno per lavoro autonomo ma sono stato assunto a tempo indeterminato da poco. Vorrei sapere la procedura per la conversione del permesso di soggiorno per lavoro subordinato.

16 maggio 2013 – Lo straniero titolare di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo o subordinato e per motivi familiari può utilizzarlo anche per le altre attività consentite, anche senza richiederne immediatamente la conversione o rettifica, per il periodo di validità dello stesso. La conversione dovrà obbligatoriamente essere fatta al momento del rinnovo del soggiorno allegando la documentazione richiesta per la tipologia del permesso relativa all’attività che effettivamente si svolge al momento del rinnovo del documento (art. 14 del D.P.R. 394/99 come sostituito dall’art. 13 del D.P.R. 334/2004).

Nella fattispecie, il permesso di soggiorno per lavoro autonomo consente di svolgere l’attività lavorativa derivante da un contratto di lavoro subordinato (cioè da dipendente)  sino alla scadenza del documento. Al momento di richiedere la conversione del soggiorno, lo straniero deve risultare già iscritto al Centro per l’Impiego e il rapporto di lavoro deve essere in corso nonché deve essere stata fatta la comunicazione da parte del datore di lavoro alla Direzione Provinciale del lavoro al momento dell’assunzione. La conversione può essere richiesta alla Questura direttamente al momento del rinnovo del soggiorno mediante la compilazione del kit delle poste e allegando, in copia, la documentazione pertinente al proprio caso:

  • Passaporto in corso di validità e permesso di soggiorno dal quale si richiede la conversione;
  • Codice fiscale o tessera sanitaria plastica (ammessa come sostitutivo del codice fiscale);
  • Documento d’identità del datore di lavoro (se si tratta di un cittadino straniero anche copia del titolo di soggiorno)
  • Contratto di assunzione, firmato da entrambi le parti
  • Modello UNILAV o denuncia di rapporto di lavoro domestico (dipende dal caso)
  • Documentazione per dimostrare il reddito: Modello CUD (per chi è in possesso) e buste paghe o bollettini INPS nel caso si tratti di un rapporto di lavoro domestico;
  • Visura camerale e reddito dell’azienda (se è questo il caso);
  • Documentazione riguardante l’alloggio (contratto di affitto o comodato / dichiarazione di ospitalità / cessione di fabbricato) e certificato d’idoneità alloggiativa
  • Marca da bollo da € 14,62 (in originale)
  • Attestazione di servizio (dichiarazione del datore di lavoro che il rapporto di lavoro è ancora in essere)
  • Copia dell’iscrizione dello straniero al Centro per l’Impiego
  • Comunicazione fatta alla Direzione Provinciale del Lavoro

D.ssa Maria Elena Arguello

( fonte : stranieriinitalia.it )

Sono un cittadino marocchino con permesso di soggiorno per lavoro spagnolo, posso venire a lavorare in Italia?

L’ art. 5, comma 1 , del Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, prevede che possono soggiornare nel territorio dello Stato gli stranieri entrati regolarmente ai sensi dell’articolo 4 , anche quando siano in possesso del permesso di soggiorno o titolo equipollente rilasciato dalla competente autorità di uno Stato appartenente all’Unione europea, nei limiti ed alle condizioni previste da specifici accordi. Tuttavia, è necessario che gli stranieri muniti del permesso di soggiorno o titolo equipollente rilasciato dall’autorità di uno Stato appartenente all’Unione europea, valido per il soggiorno in Italia, dichiarino la loro presenza adempiendo le formalità previste dal T.U. (cfr. art. 5, comma 7, T.U

 

fonte : immigrazione.biz

Che cos’è il visto per affari? E’ necessario il permesso di soggiorno?

Buongiorno, un cittadino straniero dovrebbe venire in Italia per motivi di affari commerciali. Quali sono i documenti richiesti? E’ necessario il permesso di soggiorno?
Il visto per affari è disciplinato dal recente Decreto del Ministero degli Affari Esteri dell’11 maggio 2011. Il visto deve essere richiesto dallo straniero presso la Rappresentanza diplomatica italiana presente nel Paese di origine dello straniero. 

Cosa consente il visto per affari
Il visto per affari consente l’ingresso in Italia, ai fini di un soggiorno di breve durata (non superiore a 90 giorni), allo straniero che intenda viaggiare per finalità economico-commerciali, per contatti o trattative, per l’apprendimento o la verifica dell’uso e del funzionamento di beni strumentali acquistati o venduti nell’ambito di contratti commerciali e di cooperazione industriale.
Qualora il cittadino straniero viaggi per affari invitato in Italia da un’impresa operante in territorio nazionale, per contatti, trattative economiche o commerciali, per l’apprendimento o la verifica dell’uso e del funzionamento di macchinari acquistati o venduti nell’ambito di contratti commerciali e di cooperazione industriale con imprese italiane o per il relativo aggiornamento professionale, per la visita alle strutture dell’impresa italiana, ovvero per la partecipazione a mostre o fiere di settore in Italia, l’istanza di rilascio del visto d’ingresso deve essere accompagnata da una “dichiarazione d’invito” sottoscritta dall’Ente o dalla stessa impresa italiana, con la quale si indichi il periodo ed il motivo del soggiorno richiesto, nonchè l’attività che sarà svolta dallo straniero invitato.

I requisiti richiesti 
Per ottenere il visto deve essere innanzitutto comprovata la condizione di operatore economico-commerciale (devono cioè essere presentati documenti che garantiscano l’esistenza dell’attività svolta dagli operatori economici italiani, come i certificati di iscrizione alla Camera di Commercio, visura camerale e così via).
Inoltre devono essere comprovate le finalità economiche per le quali il visto è richiesto, nonchè la disponibilità di un alloggio (prenotazione alberghiera o dichiarazione di ospitalità, prestata da cittadino dell’U.E. o straniero regolarmente residente in Italia).
Devono poi essere garantite adeguate disponibilità economiche per il periodo di soggiorno, non inferiori agli importi stabiliti da un’apposita del Ministero dell’Interno (direttiva del 1 marzo 2000).
Infine è richiesta anche un’assicurazione sanitaria, a beneficio dello straniero, con copertura minima di € 30.000,00. La copertura assicurativa deve avere, naturalmente, valore in Italia.

Il visto per affari è concesso anche agli eventuali accompagnatori del richiedente, per documentate ragioni di lavoro ed in presenza dei requisiti indicati (mezzi economici, alloggio, polizza sanitaria).

La dichiarazione di presenza
Il permesso di soggiorno non è più richiesto per soggiorni di breve durata (inferiori a tre mesi). E’ però necessario che lo straniero al momento dell’ingresso in Italia effettui una dichiarazione di presenza (o di soggiorno) che va resa alla Polizia di frontiera oppure, qualora lo straniero entri in Italia da un Paese appartenente all’Area Schengen (il visto è infatti “Schengen uniforme” ed è valido ai fini dell’ingresso in tutti i Paesi aderenti all’area di libera circolazione per soggiorni di breve durata) entro 8 giorni dall’ingresso, all’Ufficio stranieri della Questura del Comune presso il quale lo straniero soggiornerà.

Avv. Andrea De Rossi  ( fonte : stranieriinitalia.it )

 

Ho un permesso per motivi familiari ma vorrei separarmi dal mio coniuge: cosa devo fare?

Sono una cittadina cubana sposata, ho un permesso per motivi familiari. Lavoro, sono separata e non vivo più con mio marito. Vorremmo separarci legalmente: cosa dobbiamo fare? E il mio permesso che fine farà? Roma, 9 luglio 2010 – Per prima cosa devi separarti legalmente: la legge italiana contempla la separazione legale, quella che produce effetti che incidono sui rapporti personali e patrimoniali intercorrenti tra i coniugi.

Nel tuo caso, anche se sei separata di fatto (non vivete più insieme), devi comunque iniziare una procedura di separazione legale. Dovrai per forza ricorrere al giudice e presentare un ricorso davanti al tribunale del luogo di residenza.

Esistono due ipotesi di separazione : quella consensuale e quella giudiziale. La differenza è data dalla sussistenza o meno di un accordo tra i coniugi: nel primo caso i coniugi sono d’accordo nel separarsi, nell’altro caso o uno dei due non vuole separarsi o non riescono a raggiungere un accordo.

In ogni caso bisogna adire l’autorità giudiziaria, con la separazione consensuale i coniugi depositano il ricorso e devono presentarsi di persona davanti al giudice il giorno della convocazione. Il giudice tenterà una conciliazione.

Nel caso in cui i coniugi non sono d’accordo (anche solo uno dei coniugi), si può chiedere la separazione giudiziale.

La prima udienza del giudizio prevede la comparizione personale dei coniugi davanti al presidente del tribunale ed avviene con le stesse modalità della separazione consensuale.

Peculiarità della separazione giudiziale è la possibilità dell’addebito della separazione ad uno dei coniugi. È infatti possibile che uno dei coniugi chieda espressamente al Tribunale di dichiarare l’altro coniuge come unico responsabile del fallimento coniugale.

Con la procedura della separazione consensuale dopo la presentazione del ricorso verrete chiamati dal Presidente del tribunale: verrà fissata un’udienza alla quale dovete comparire personalmente e vi sarà chiesto se siete ancora interessati a separarvi. Se la riconciliazione non riesce, il procedimento prosegue con l’omologazione. L’omologazione è il controllo sulla conformità e compatibilità degli accordi di separazione alla legge e conferisce piena efficacia agli accordi di separazione.

Passati i tre anni potrai chiedere il divorzio che permette lo scioglimento e la cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Per quanto riguarda il tuo permesso tieni presente che se al momento del rinnovo non sussiste più la convivenza con tuo marito: il permesso ti verrà ritirato perché non sei in possesso più dei requisiti per cui il permesso ti è stato rilasciato.

Ma nel tuo caso, dato che già lavori, conviene farti convertire il permesso: devi cioè chiedere subito la conversione del tuo permesso di soggiorno da motivi familiari a motivi di lavoro.

In questo modo ti verrà rilasciato un nuovo permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

Avv. Mariangela Lioy

 ( Fonte : stranieriinitalia.it )

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