Archivio di Febbraio 2010

Visto per turismo: come fare

Mercoledì, 24 Febbraio 2010

Per i cittadini algerini che vogliono recarsi in Italia per turismo  è necessario chiedere il visto per turismo  presso l’ Ambasciata  Italiana presente sul territorio algerino.
Il tuo parente dovrà recarsi presso l’Ambasciata Italiana  dovrà compilare il formulario per la domanda del visto di ingresso, e inoltre dovrà essere munito di una fotografia recente, formato tessera.

Dovrà avere con se un passaporto valido con un a scadenza superiore di  almeno  tre mesi a quella del visto richiesto. Il biglietto aereo di andata e ritorno, e dovrà dimostrare dove andrà a  soggiornare in Italia , se verrà a stare a casa tua dovrà esibire  la dichiarazione di ospitalità se in albergo la prenotazione alberghiera.

Altra cosa molto importate  dovrà dimostrare di possedere dei sufficienti mezzi  economici di sostentamento, questo entro dei parametri stabiliti  da una direttiva del Ministero dell’interno del 2000, la disponibilità dei mezzi finanziari può essere dimostrata mediante l’esibizione di denaro contante, di fideiussioni bancarie, di polizze fideiussorie.
Ti ricordo che se il tuo parente non è in grado di dimostrare di possedere adeguati mezzi di sostentamento potrai sottoscrivere tu una polizza fideiussoria  a suo favore .

Viene richiesta anche una assicurazione sanitaria che deve avere una copertura minima di almeno euro 30.000, per eventuali spese di ricovero ospedaliero d’urgenza.

Ti ricordo che comunque oltre a questi documenti la rappresentanza diplomatica italiana potrebbe chiedere al tuo parente  ulteriore documentazione, ed inoltre, tieni presente che l’Ambasciata potrebbe anche dopo aver fatto tutti gli accertamenti non rilasciare il visto.
 Il  tuo parente   al momento del suo ingresso in Italia, deve presentarsi ai valichi di frontiera per dichiarare la sua presenza.

L’adempimento dell’obbligo è dimostrato con l’apposizione del Timbro Uniforme Schengen sul documento di viaggio al momento dei controlli alla frontiera.
L’impronta del Timbro Uniforme Schengen sul documento di viaggio dovrà essere esibite ad ogni richiesta degli ufficiali di polizia, in quanto costituiscono titolo valido per il regolare  soggiorno dello straniero nel nostro Paese.

La mancata osservanza di tale obbligo così come il trattenimento oltre in periodo autorizzato o superiore a 90 giorni comportano l’espulsione del cittadino straniero dal territorio nazionale salvo nel caso in cui lo stesso dimostri e documenti che si è trattenuto nel nostro Paese a causa di gravi motivi di salute o per forza maggiore.
Avv. Mariangela Lioy

Fonte Sito www.stranieriinitalia.it

 

Sì al ricongiungimento. E ora?

Lunedì, 22 Febbraio 2010

Per prima cosa tuo padre deve recarsi alla Rappresentanza Diplomatica o Consolare Italiana per presentare la domanda per il rilascio del visto d’ingresso e alla domanda dovrà allegare  anche   la certificazione attestante il rapporto familiare. Il visto viene rilasciato entro 30 giorni dalla presentazione della richiesta di visto.

Ti ricordo che il nulla osta deve essere utilizzato entro 6 mesi dalla data del rilascio, in caso contrario perde di validità.
A tuo padre verrà consegnata una comunicazione scritta in una  lingua  a lui comprensibile o  in mancanza, in inglese, francese, spagnolo o arabo, che gli  illustrerà i suoi diritti e i doveri relativi all’ingresso ed al soggiorno in Italia, nonché l’obbligo di presentarsi entro 8 giorni dall’ingresso in Italia allo Sportello Unico dell’immigrazione.

Nel momento in cui tuo padre arriva in Italia dovrai,  entro 48 ore,  tramite una comunicazione scritta , informare  l’autorità locale di pubblica sicurezza, del luogo dove abiti, che hai dato alloggio  a tuo padre. La comunicazione deve comprendere le  tue generalità  e quelle di tuo padre, con gli i estremi del passaporto o del documento di identificazione che lo riguardano    con l’esatta ubicazione    dell’immobile.

Tuo padre entro 8 giorni dall’ingresso in Italia deve recarsi presso  lo Sportello Unico che ha rilasciato il nulla osta, dove gli verrà consegnato il modulo di richiesta del permesso di soggiorno per motivi familiari. Tuo padre  dovrà poi,  con la domanda compilata, recarsi presso  un ufficio postale per spedire la domanda.

La Questura comunicherà all’indirizzo e all’utenza telefonica mobile indicati nella domanda la data della convocazione presso i propri uffici per procedere ai rilievi fotosegnalamento e il prelievo delle impronte digitali,  in seguito renderà comunicazione per la consegna del permesso di soggiorno.Avv. Mariangela Lioy

 

 

Tratto da: www.stranieriinitalia.it

Disoccupazione agricola, come funziona?

Martedì, 16 Febbraio 2010

Tutti i lavoratori per i quali è stata versata una quota di contributi all’Inps hanno diritto all’indennità di disoccupazione nel caso in cui abbiamo perso il lavoro.

La legge prevede un trattamento speciale per operai agricoli.
E’ un’indennità che spetta agli operai agricoli (sia a tempo indeterminato che determinato), assicurati contro la disoccupazione, che sono stati licenziati.

Per poter chiedere l’indennità agricola bisogna aver maturato alcuni requisiti, in particolare è necessario essere   iscritto, per gli operai agricoli a tempo determinato, negli elenchi anagrafici nell’anno per il quale è richiesta l’indennità, (sono degli elenchi nominativi degli operai agricoli ,predisposti dall’Inps e affissi all’Albo pretorio del Comune di residenza del lavoratore).

Occorre che tu abbia  lavorato 102 giornate nel biennio 2008/2009 e  che tu abbia un’anzianità assicurativa di almeno 2 anni.
Le giornate possono essere lavorate anche in altri settori, purché la prevalenza nel biennio sia in agricoltura.
L’indennità di disoccupazione agricola è pari al 40% della retribuzione percepita e si calcola prendendo a riferimento  le giornate effettivamente lavorate o considerate tali.

La domanda deve essere presentata alla competente sede INPS, entro il 31 marzo 2010. Il pagamento avviene in un’unica soluzione o per il tramite di bonifico bancario presso ufficio postale, oppure per accredito su conto corrente bancario/postale.

Esiste anche una indennità  di disoccupazione a requisiti ridotti, spetta  al lavoratore che nell’anno solare (cioè dal 1 gennaio al 31 dicembre) ha lavorato almeno 78 giornate e che ha almeno due anni di anzianità assicurativa nel biennio precedente a quello cui si riferisce la domanda.
La domanda va presentata anche in questo caso entro il 31 marzo 2010.

Avv. Mariangela Lioy

 

Tratto da: www.stranieriinitalia.it

Trenta punti per vivere in Italia

Venerdì, 5 Febbraio 2010

Trenta punti da accumulare entro la scadenza del permesso. Premiato chi fa passi avanti nell’integrazione, ad esempio imparando l’italiano o facendo studiare i figli nelle nostre scuole, punito chi invece si allontana dalla “retta via” commettendo reati. E se i punti finiscono, scatta l’espuslione.

È il nuovo sistema di permesso a punti basato sull”accordo di integrazione”. La legge sulla sicurezza prevede infatti che ogni immigrato, quando chiede il permesso di soggiorno, firmi un “accordo, articolato per crediti, con l’impegno a sottoscrivere specifici obiettivi di integrazione, da conseguire nel periodo di validità del permesso di soggiorno”.

Una rivoluzione imminente, hanno annunciato ieri il ministro dell’interno Roberto Maroni  e quello del lavoro Maurizio Sacconi, nel corso della presentazione a Roma del nuovo bimestrale di studi e documentazione sui temi dell’ immigrazione ‘Liberta’ Civili’ curato dall’omonimo dipartimento del Viminale.

“Abbiamo proprio oggi discusso il regolamento che prevede la stipula di un ‘Accordo di Integrazione’ al momento del rilascio del permesso do soggiorno” ha detto  Maroni. “Nell’ accordo vengono definiti specifici obiettivi, da raggiungersi nel periodo di vigenza del permesso ovvero entro i due anni e una successiva valutazione da parte dello Sportello Unico sul raggiungimento di questi obiettivi: se sono stati raggiunti, c’e’ il rinnovo del permesso di soggiorno; se non sono stati raggiunti c’e’ l’espulsione”.

“Nei prossimi giorni – ha aggiunto Sacconi - vareremo questo ‘Accordo di Integrazione’ che sottolinea la responsabilizzazione della persona che richiede il permesso di soggiorno, con diritti e doveri, come la conoscenza della lingua italiana, l’iscrizione al servizio sanitario, la frequentazione della scuola dell’ obbligo per i minori, la trasparenza nei contratti abitativi”.

Secondo Maroni, il permesso a punti “garantirà l’integrazione: all’immigrato che richiede il permesso di soggiorno si dice cosa deve fare, si suggeriscono le cose da fare, affinche’ possa integrarsi perfettamente nella comunita’ in cui e’ venuto a vivere “.

Quanto ai tempi, “siamo praticamente pronti – ha assicurato il titolare del Viminale- applicheremo questo ‘Accordo di Integrazione’ solo al rilascio dei nuovi permessi di soggiorno, con durata di due anni e alla fine ci sara’ la valutazione dei risultati raggiunti. L’intesa raggiunta fra i ministeri dell’ interno e del welfare sara’ trasfomata in un provvedimento con un decreto, un Dpr che regolamentera’ la materia”.

Critica Livia Turco, responsabile Immigrazione del Pd, secondo la quale  il permesso di soggiorno a punti sarà “una forca caudina che ostacolera’ l’integrazione e favorirà l’irregolarita”’.

“In un paese come l’Italia dove per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno occorre aspettare piu’ di un anno e dove i corsi di lingua e cultura sono gestiti dal volontariato e dalla Chiesa, non e’ possibile aspettarsi altro” dice Turco. “L’Italia purtroppo non e’ il Canada: se Maroni e Sacconi vogliono imitare il Canada o gli altri paesi che hanno adottato questo tipo di sistema, allora - conclude la parlamentare del Pd- risolvano prima questi problemi e garantiscano tempi certi per i rinnovi dei permessi e corsi di lingua e cultura forniti dalla scuola pubblica”.

Elvio Pasca

 

Tratto da: www.stranieriinitalia.it

Se la colf diventa mamma

Venerdì, 5 Febbraio 2010

La lavoratrice domestica dall’inizio della gravidanza, intervenuta nel corso del rapporto di lavoro, e fino alla cessazione del congedo di maternità non puoi essere licenziata, salvo che per giusta causa.

Ricordiamo che per giusta causa si intende che si è verificata una circostanza così grave da non consentire la prosecuzione, nemmeno provvisoria, del rapporto lavorativoTutte le lavoratrici domestiche hanno diritto al congedo cosi detto di maternità  incluso il relativo trattamento economico.

L’astensione dal lavoro deve avvenire 2 mesi prima della data presunta del parto, per il periodo  eventualmente intercorrente tra la data presunta del parto e quella effettiva del parto, e durante i 3  mesi dopo il parto.Potrai lavorare anche fino ad  1 mese prima del parto  e assentarti poi per 4 mesi dopo il parto, ma in questo caso dovrai portare un certificato medico in cui sia  dichiarato che la tua gravidanza è regolare  e che le condizioni di lavoro non sono rischiose e dannose per il tuo bambino.

Tutti questi periodi ti valgono ai fini dell’anzianità di servizio  nel calcolo della tredicesima  e delle ferie.Riguardo al trattamento economico hai  diritto  all’indennità di maternità corrisposta dall’inps, questo anche nel caso in cui al momento non ci sia  al momento un rapporto di lavoro in atto.

La cosa importante  per avere diritto all’indennità è aver versato nei 24 mesi precedenti la data di inizio di astensione obbligatoria dal lavoro i contributi,  52 i contributi settimanali, che devono essere stati versati tutti, ma che  possono essere anche contributi versati per un settore diverso da quello domestico.

Si può chiedere l’indennità anche se nei 12 mesi precedenti la data di inizio dell’astensione obbligatoria  risultano versati almeno 26 contributi settimanali anche  se relativi a settori diversi da quello domestico.

L’indennità è pari all’80% della retribuzione giornaliera del periodo  di paga  precedente inclusa la parte di tredicesima, per tutti i giorni di astensione obbligatoria.

Dovrai presentare la domanda direttamente all’inps, prima dell’inizio del congedo di maternità, e in ogni caso entro il 7° mese di gestazione .

 Avv. Mariangela Lioy

 

Tratto da: www.stranieriinitalia.it

Infortunio sul lavoro: che devo fare?

Mercoledì, 3 Febbraio 2010

Chiunque si faccia male sul posto di lavoro e a causa del lavoro che sta svolgendo  e riporta un danno fisico o anche psichico, che gli impedisce di continuare a lavorare per un periodo  più o meno lungo,  devo recarsi subito dal medico il quale deve certificare  l’infortunio sul lavoro.

In caso di infortunio l’Inail tutela il lavoratore e  a secondo del caso fornisce prestazioni sanitarie ed economiche. Ricordiamo che le prestazioni  spettano anche se il datore di lavoro non ha assicurato il lavoratore
Se ti sei fatto male devi avvisare il tuo datore  di lavoro e devi rivolgerti subito al pronto soccorso o anche al tuo medico curante.  Al medico dovrai spiegare come è accaduto l’infortunio e il medico ti rilascerà un primo certificato medico in più copie. Il certificato contiene la diagnosi con il numero di giorni di assenza dal lavoro , dovrai consegnare una copia al datore di lavoro e una devi conservarla tu.

Se il medico ritiene  necessario un ricovero sarà l’ospedale a  inviare le copie dei certificati. Se il medico certifica che non potrai lavorare per più di tre giorni il datore di lavoro deve avvisare subito l’inal inviando copia del certificato entro due giorni da quello in cui ha ricevuto il primo certificato medico,  compilando l’apposito modulo chiamato”denuncia di infortunio”.

Il datore di lavoro può presentare la denuncia di infortunio via internet, ma deve spedire in seguito il primo certificato medico. Se il tuo datore di lavoro non comunica nulla all’Inail puoi informare tu direttamente l’Inail presentando presso gli uffici dell’Istituto il certificato medico.

Ti ricordo che se al termine del periodo  stabilito dal certificato medico ritieni di non essere ancora pronto per ritornare a lavoro puoi farti rilasciare un altro certificato medico detto “continuativo”.  Dovrai recarti o presso i medici dell’Inail per il rilascio gratuito del certificato medico , oppure puoi rivolgerti anche al tuo medico curante, ma in questo caso il certificato è a  pagamento.

Dopo questo periodo  dovrai recarti dal medico che deve accertare lo stato di guarigione e ti deve rilasciare un certificato medico definitivo.

Avv. Mariangela Lioy

 

Tratto da: www.stranieriinitalia.it

Permessi e carte solo con il chip

Martedì, 2 Febbraio 2010

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto ministeriale del 28 settembre 2009 contenente le regole tecniche e di sicurezza relative al permesso e alla carta d soggiorno.

Vengono fissati i modelli e le loro caratteristiche, il nuovo permesso si presenta sotto il formato di “card”, ossia una carta plastica, conforme alle norme ISO/IEC 7816-1, 7816-2 e ISO/ID-001, ed è integrato da un supporto informatico può contenere dati anche biometriciLa carta è dotata di elementi fisici di sicurezza, questo per consentire il controllo dell’autenticità del documento di soggiorno.

Avv. Mariangela Lioy

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Tratto da: www.stranieriinitalia.it